Una possibile chiave interpretativa per comprendere alcune degenerazioni contemporanee del potere può essere ricavata da un classico della teoria psicoanalitica: Al di là del principio di piacere di Sigmund Freud. In questo saggio Freud mette in crisi l’ipotesi – dominante nella prima metapsicologia – secondo cui la vita psichica sarebbe regolata principalmente dal principio di piacere, ossia dalla tendenza a ridurre la tensione psichica attraverso la ricerca di soddisfazione.L’osservazione clinica di fenomeni come la coazione a ripetere e i sogni traumatici dei reduci di guerra lo conduce invece a ipotizzare l’esistenza di dinamiche pulsionali che eccedono tale principio. Accanto alla pulsione di vita (Eros), Freud introduce così la celebre ipotesi della pulsione di morte, una tendenza alla distruzione e al ritorno allo stato inorganico.
Questa intuizione freudiana acquista particolare rilevanza se messa in dialogo con alcune grandi tradizioni della teoria sociale del Novecento. Da un lato, Michel Foucault ha mostrato come la sessualità nelle società moderne non sia semplicemente un fatto privato o naturale, ma un campo attraversato da dispositivi di potere, da pratiche di controllo e da forme di produzione di soggettività.
Il sesso, lungi dall’essere soltanto un impulso biologico, diventa così un luogo privilegiato in cui si articolano potere, sapere e dominio. Dall’altro lato, Georges Bataille ha insistito sulla dimensione eccedente e trasgressiva del desiderio, interpretando l’erotismo come uno spazio in cui l’essere umano sfida i limiti dell’ordine sociale e si confronta con il rischio, la violenza e la morte.
Letta in questa prospettiva teorica, la distinzione tra edonismo e distruzione diventa sociologicamente cruciale. La modernità avanzata ha ampiamente tematizzato la dimensione edonistica della vita sociale: dalla cultura del consumo alla spettacolarizzazione del privilegio.
Fenomeni come il folklore mediatico dei festini e delle cosiddette “cene eleganti” associate alla figura di Silvio Berlusconi possono essere interpretati – sociologicamente – come una forma di edonismo elitario: una combinazione di potere, denaro e sessualità che rientra nella lunga tradizione storica delle licenze dei potenti. Si tratta di dinamiche moralmente discutibili, ma ancora comprensibili entro le logiche sociali del consumo, dello status e dell’ostentazione.
Il caso di Jeffrey Epstein appare invece di natura radicalmente diversa. Epstein fu condannato nel 2008 per sollecitazione della prostituzione da parte di una minorenne e, nel 2019, incriminato a livello federale per traffico sessuale di minori. Nella stessa rete criminale è stata poi condannata nel 2021 Ghislaine Maxwell, riconosciuta colpevole di traffico sessuale di minorenni e adescamento di minori.
In questo caso non siamo più nel registro dell’edonismo sociale, per quanto degradato esso possa apparire. Quando il piacere si organizza attorno allo sfruttamento sistematico della vulnerabilità – e in particolare della vulnerabilità minorile prepuberale – esso smette di essere interpretabile nei termini ordinari della sociologia del consumo o della trasgressione elitista. Il piacere diventa piuttosto il dispositivo attraverso cui si esercita una forma radicale di dominio sull’altro.
È precisamente qui che l’intuizione freudiana riacquista tutta la sua forza teorica. Non tutto ciò che appare come ricerca di piacere è realmente governato dal principio di piacere. Talvolta il godimento umano assume una struttura distruttiva che eccede la logica dell’utilità, dell’interesse o della semplice soddisfazione. In questi casi –
per riprendere la formulazione freudiana – il piacere non è più il fine dell’azione, ma il vettore di una dinamica più oscura in cui eros e distruzione si confondono.
per riprendere la formulazione freudiana – il piacere non è più il fine dell’azione, ma il vettore di una dinamica più oscura in cui eros e distruzione si confondono.Da questa prospettiva, il problema non è soltanto morale o giuridico, ma antropologico e sociale. Il passaggio dall’edonismo alla distruzione segna il punto in cui il desiderio smette di essere un fenomeno socialmente regolato e diventa invece il luogo in cui si manifesta quella dimensione perturbante che Freud aveva individuato, con straordinaria lucidità, come l’al di là del principio di piacere.
Giovanni Balducci