
Capita sempre più spesso: scorri sui social, tra meme e video brevi, e all’improvviso ti appare un post che mette fianco a fianco le foto di un personaggio famoso “ieri e oggi”. Attori, cantanti, calciatori, persino i personaggi dei film dell’infanzia. Ieri, ad esempio, mi è capitato un post su Mamma ho perso l’aereo: da una parte Kevin bambino con il maglione a rombi, dall’altra l’attore adulto, con il volto segnato da anni di vita vissuta.
In un attimo non stai più solo guardando due foto: stai guardando il “tempo che passa”.
Questi post, magari pensati per intrattenere, finiscono spesso per farci provare una leggera fitta di malinconia. Non è solo il “come sono invecchiati loro”, ma il “quanto tempo è passato per me” da quando li guardavo da bambino, magari a Natale, sul divano di casa.
I social network, senza che ce ne rendessimo conto, sono diventati un gigantesco orologio emotivo. Non segnano le ore e i minuti, ma le stagioni della nostra vita. Ci ricordano il film che guardavamo da piccoli; la serie tv che ci ha accompagnato all’università; il cantante che ascoltavamo in cuffia mentre andavamo a scuola; i cartoni e le pubblicità di “una volta”, che ormai definiscono un’epoca.
Ogni volta che vediamo un confronto “prima e dopo”, non misuriamo solo l’invecchiamento dei volti, ma il cambiamento invisibile dentro di noi: chi eravamo quando quel “prima” era il presente, e chi siamo ora che quel “dopo” è arrivato quasi di sorpresa.
C’è una sensazione che torna spesso: il tempo sembra andare sempre più veloce. Da ragazzi, un anno scolastico pareva infinito. Ora, invece, ci sembra di salutare un Capodanno e ritrovarci quasi subito al successivo. La mente fa strani scherzi: più ricordi abbiamo accumulato, più gli anni sembrano “schiacciarsi” uno sull’altro; le giornate routinarie scorrono in automatico, senza momenti nitidi che le fissino nella memoria; i social ci ripropongono ricordi di 3, 5, 10 anni fa con una leggerezza inquietante: davvero è già passato tutto questo tempo?
Sui social, in mezzo a un flusso infinito di contenuti istantanei, proprio quei post “nostalgici” diventano pietre miliari: ci ricordano che la nostra linea del tempo non scorre all’infinito, ma è fatta di tappe già percorse ed altre che veranno, delimitate dalla “durata” della nostra esistenza.
Quella che proviamo davanti a questi contenuti non è solo tristezza. È qualcosa di più sfumato: una malinconia, che fa un po’ male. È un misto di affetto per ciò che è stato; rammarico per ciò che non tornerà; gratitudine per averlo vissuto; un filo di paura per tutto ciò che ancora scorrerà così in fretta.
C’è un tempo misurato dagli orologi e dai calendari, ed è quello oggettivo: anni, mesi, giorni. Poi c’è un tempo interno, fatto di percezioni, emozioni, ricordi. Non pensi solo “Ero più giovane 10, 20, 30 anni fa”. Pensi: “Dov’ero? Con chi stavo? Che sogni avevo allora? Quante cose sono cambiate da quel momento?” Il sentimento del tempo nasce proprio lì, nell’incontro tra ciò che è successo fuori e ciò che è successo dentro.
I post con i confronti del passato e del presente ci ricordano che non siamo solo spettatori del tempo: ne siamo impastati. Sembrava ieri che salutavamo il 2024 e siamo già alle soglie del 2026… le rêve passe…
Giovanni Balducci