
Stampa d’epoca sui delitti dello Squartatore
Ci sono delitti che non si limitano a distruggere vite: scardinano il senso comune, costruiscono miti, aprono abissi nell’inconscio collettivo. Tra questi i delitti di Jack lo Squartatore rappresentano un archetipo.
Dalla Londra vittoriana fino all’Italia del Novecento e oltre, il loro spettro aleggia come paradigma del male rituale — un male che, secondo alcune letture, intreccia potere, occultismo e segreti di Stato.
Dalla Golden Dawn con il suo inner circle della Rosa Rubea et Aurea Crucis, fino alle teorie sui delitti del Mostro di Firenze e alla pista esoterica di Garlasco, il filo rosso che lega violenza ed esoterismo si tende per più di un secolo.
Londra, autunno 1888. Cinque donne vengono brutalmente assassinate nei vicoli di Whitechapel. Le vittime, prostitute, vengono trovate con la gola tagliata, gli organi interni rimossi con precisione chirurgica, i corpi disposti come in una macabra liturgia.
L’assassino si firma “Jack the Ripper” e sfida apertamente la polizia e la stampa. Per molti storici, quegli omicidi segnano l’inizio dell’epoca moderna della criminologia. Altri intravedono, sotto la superficie, una regia oscura.
I delitti non sembrano frutto di furia cieca: appaiono rituali, eseguiti con metodo, conoscenza anatomica e una logica simbolica.
Fin dai primi anni del Novecento, una delle teorie più inquietanti sui delitti di Whitechapel coinvolge Albert Victor, duca di Clarence, nipote della regina Vittoria. Conosciuto come “Eddy”, secondo alcune fonti dell’epoca sarebbe stato legato a un ambiente bohémien e libertino, e avrebbe intrattenuto una relazione segreta con Annie Crook, una prostituta, dalla quale sarebbe nata una figlia illegittima. Quando la notizia rischiò di trapelare, alcuni uomini di potere avrebbero tentato di coprire lo scandalo, coinvolgendo figure mediche e ambienti iniziatici.
Tra questi, Sir William Gull, medico di corte, iniziato a società esoteriche e — secondo talune teorie — vicino al nucleo occulto che avrebbe poi ispirato la Golden Dawn. In questa versione, gli omicidi di Whitechapel sarebbero stati un’operazione di “pulizia rituale”, volta a eliminare le testimoni di quella relazione proibita.
Le mutilazioni, allora, assumerebbero un duplice scopo: messaggio minatorio e rito occultistico.
Sebbene non esistano prove concrete, il mosaico storico-simbolico resta impressionante: un medico influente, una società segreta, un rampollo reale, una serie di omicidi rituali.

Simbolo della Golden Dawn con richiami rosacrociani
Londra, a fine Ottocento, era un crocevia di logge, circoli magici e movimenti occultisti: il terreno fertile in cui la Golden Dawn avrebbe presto attecchito. Fondato ufficialmente nel 1888 — lo stesso anno dei delitti di Whitechapel — l’Hermetic Order of the Golden Dawn rappresenta il vertice dell’occultismo europeo. I suoi fondatori, William Wynn Westcott, Samuel Liddell MacGregor Mathers e William Robert Woodman, erano massoni di alto grado e studiosi di Qabalah e alchimia. All’interno dell’ordine operava un cerchio interno, l’Ordo Rosae Rubeae et Aureae Crucis (Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro), dedicato alla magia rituale e alla trasmutazione spirituale attraverso il sesso e il sangue, con richiami agli antichi Rosa-Croce, di cui sarebbe una sorta di deviazione.
Westcott, ironia della sorte, lavorava come coroner nella zona di Whitechapel, potendo così entrare in contatto diretto tanto con i corpi delle vittime quanto con gli atti delle indagini. La coincidenza tra l’anno di fondazione della Golden Dawn e la serie di delitti non è sfuggita agli studiosi dell’esoterismo: la nascita di un ordine magico e una sequenza di omicidi rituali come due manifestazioni della stessa temperie spirituale e “politica”.

Il Mostro di Firenze nella recente serie
Da quel momento, il nesso tra esoterismo, sangue e potere diventa parte integrante del mito. Un secolo più tardi, in Italia, un nuovo enigma sembra riaccendere l’antica commistione tra sangue e occulto. Tra il 1968 e il 1985, il Mostro di Firenze uccide otto coppie nei dintorni del capoluogo toscano.
I delitti, di matrice sessuale e rituale, ricordano per efferatezza e metodo quelli di Whitechapel: stessa freddezza, stessa messa in scena, stessa ossessione per la mutilazione.
Le indagini — interminabili, contraddittorie, spesso deviate — aprono anche qui la pista esoterica. Già negli anni Ottanta si parla di “mandanti” legati a un gruppo occulto; in seguito si parlerà del coinvolgimento di una costola taliana dello stesso Ordo Rosae Rubeae et Aureae Crucis. Secondo certe interpretazioni, il Mostro sarebbe stato l’esecutore di un rituale di potere e omertà, orchestrato da logge e cerchie iniziatiche transnazionali.
La stessa liturgia del male sembrerebbe perpetuarsi agli albori del nuovo secolo. Nel 2007, in un’Italia ormai dominata dai media, la morte di Chiara Poggi a Garlasco scatena un’ondata di suggestioni. Un delitto apparentemente passionale viene riletto con chiavi simboliche: emergono riferimenti ad arte satanica, a riti di iniziazione, a un immaginario in cui potere e occulto si confondono.
Nel 2025, alcune testimonianze evocano persino “esorcismi periodici” presso un santuario e una possibile dimensione iniziatica deviata dell’ambiente locale. Non esistono prove schiaccianti. Ma, come nei casi precedenti, anche qui sembrano esserci depistaggi e gravi omissioni che segnalano un’influenza tanto occulta quanto potente.
Giovanni Balducci