
Un tempo erano le famiglie a dividere due ipotetici amanti. Giulietta e Romeo restano il simbolo di un’epoca in cui il destino affettivo era deciso da appartenenze di sangue, da gerarchie sociali e da norme morali imposte dall’alto. L’”amore ribelle”, allora, era una forma di ribellione contro il potere dei padri e contro la rigidità delle classi.
Oggi le famiglie non hanno più lo stesso potere di determinare chi possiamo amare o frequentare. Tuttavia, le barriere non sono scomparse: si sono solo trasformate. A dividerci non sono più i cognomi, ma le appartenenze culturali, le cerchie di amici, le subculture, persino le comunità digitali. Sono queste nuove “famiglie simboliche” — gruppi, mode, microculture — a stabilire chi è “dei nostri” e chi non lo è.
La pressione dei gruppi di riferimento agisce in modo più sottile ma altrettanto vincolante. “Non è del tuo giro”, “non capisce il nostro mondo”, “non parla la nostra lingua”: frasi che oggi sostituiscono i divieti dei vecchi padri. Si costruiscono così nuovi confini sociali, fondati non su leggi o tradizioni, ma su estetiche, gerghi, valori momentanei.
Persino quando tra due persone nasce un’intesa autentica — fatta di affinità profonde, di curiosità e di ascolto reciproco — è spesso il linguaggio collettivo a incrinare quel legame. Modi di dire, riferimenti culturali, o semplicemente l’influenza di mode estemporanee, finiscono per creare distanze artificiali. Si appartiene a universi linguistici e simbolici differenti, e ciò che era spontaneo si spegne sotto il giudizio implicito del gruppo.

Subculture
In questo senso, viviamo una nuova forma di ingiustizia: non più imposta dall’alto, ma interiorizzata. È la tirannia delle appartenenze, delle microculture e dei trend, che costringe gli individui a scegliere l’aderenza al proprio ambiente invece della verità delle proprie relazioni. Le differenze di sangue e di classe hanno ceduto il posto a differenze di linguaggio, di gusti, di appartenenza ideologica.
La tragedia moderna non è più quella di due giovani separati da famiglie rivali, ma quella di due persone che, pur sentendosi vicine, vengono divise da mondi simbolici incompatibili. In un tempo che promette libertà assoluta, è forse questa la più silenziosa delle prigionie.
Giovanni Balducci