I gioielli del Louvre rubati e il confronto tra Napoleone I e Napoleone III

di | Ottobre 27, 2025
Napoleone III e Eugenia

Il recente furto di alcuni gioielli conservati al Louvre ha suscitato scalpore mediatico, ma la maggior parte di questi oggetti non ha alcun legame diretto con Napoleone Bonaparte, il “grande Napoleone”. I gioielli appartenevano infatti a Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III, e rappresentano principalmente il lusso personale della corte del Secondo Impero. L’unico collegamento con Napoleone I è una collana donata da questi a Maria Luisa d’Austria, sua seconda moglie.

Il confronto tra le due figure mette in luce differenze sostanziali nel modo di esercitare il potere. Napoleone Bonaparte, salito al potere nella temperie della Rivoluzione francese, costruì un impero fondato su conquiste militari decisive e riforme istituzionali durature. Il suo ruolo in Francia e nell’intero Vecchio Continente fu rivoluzionario e trasformativo: ideò per la Francia, ed estese in mezza Europa, il Codice civile, riorganizzò l’amministrazione – basti ricordare la riproposizione della figura romana del “prefetto” –, influenzò profondamente gli ordinamenti europei e contribuì alla diffusione di principi di modernità politica e giuridica in molte regioni del continente. La sua autorità si fondava sul genio strategico, sulla capacità di trasformare lo stato e sulla legittimazione politica.

Napoleone alle Piramidi

Napoleone III, al contrario, incarnava una forma di potere, se vogliamo, più reazionaria. Gran cospiratore, buon soldato, pur rivendicando l’eredità imperiale dell’illustre parente, il suo governo privilegiava la conservazione sociale e politica, una certa tendenza, tipicamente tardo-ottocentesca, alla recisa repressione delle opposizioni e una gestione piuttosto scenografica del prestigio personale. Amico e alleato di figure come la regina Vittoria d’Inghilterra, Napoleone III coltivava relazioni diplomatiche improntate alla cortesia e alla mediazione (si pensi ai numerosi tentennamenti nell’ausilio alla causa risorgimentale italiana), piuttosto che a riforme di vasta portata. Fu, comunque, come l’ingombrante zio, discreto scrittore: di lui si ricorda una monumentale storia delle guerre di Cesare, scritta con la consulenza di Prosper Mérimée, e un progetto utopico di estinzione della povertà.

I gioielli del Louvre

Karl Marx, nel celebre saggio Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte (1852), osservava che «la storia si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa», riferendosi proprio al contrasto tra Napoleone I e Napoleone III. Il “grande Napoleone” fu protagonista di un dramma storico concreto e decisivo, mentre il nipote incarnava una versione più compassata del potere, incentrata sull’ostentazione del potere “monarchico”: potremmo dire – con un po’ di malignità – che proprio lui fu il capostipite dei “regimi da operetta”.

In questa prospettiva, il furto dei gioielli assume un ruolo marginale: la scomparsa di oggetti preziosi non intacca né la memoria delle istituzioni napoleoniche né l’impatto storico del “grande Napoleone”. Il furto dei tesori di Eugenia de Montijo, reperti del prestigio effimero e della teatralità tardo-ottocentesca del Secondo Impero, testimonia piuttosto che un potere fondato sull’esteriorità e sugli orpelli può svanire in un soffio, mentre la grandezza del mito resta, come testimoniano le innumerevoli opere letterarie, storiografiche, cinematografiche che da duecento anni ininterrottamente raccontano la gloria del “grande Napoleone”.

Giovanni Balducci

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